mercoledì, 31 agosto 2005

Dopo varie peripezie ecco qui il mio primo post sul Banco. (Grazie Gianluca per il prezioso aiuto!). 

Su Buzzati      

Ventinove anni e chilometri d’inchiostro snodati con pazienza dalla carta, sotto l’ombra di buon Jazz.
Pensi quasi di essere al sicuro. Stai al sicuro con un libro tra le mani, in un tempo che è una corsa ad immagini da rabbrividire ed emozioni sempre troppo forti. In un tempo dove ogni senso deve stare allo scoperto. Con un libro tra le mani sei al sicuro.
O così credi. Finchè leggi un racconto di Buzzati.
“Mai letto niente di Buzzati…”, “Leggilo, please. I racconti soprattutto. Ti perdi qualcosa”.
Ed è vero. Perdi qualcosa se lo ignori e se lo leggi ti perdi nelle emozioni che ti dà. E ti perdi nelle disserzioni della critica sulla tecnica narrativa usata dall’autore e ti accigli cercando di capire.
Tutto vero e lo sai bene.
Ma non è solo la tecnica, non è solo la superba conoscenza delle parole, non è solo quel linguaggio semplice e lineare. Quello che ti arriva quando di Buzzati leggi anche un solo unico racconto, non sai bene che cos’è, ma è.
Si fa strada entrando dai tuoi occhi, scarta in basso dribblando il cervello ed arriva sapientemente ai nervi.
E ci rimane.
Continui a leggere e non vorresti, perché sei tutt’altro che al sicuro.
E sei fottuto e innamorato. Di quella roba lì.

postato da: SilkStocking76 alle ore 20:03 | link | commenti (9)
categorie: silkstocking

La NoBrain Productions si vergogna moltissimo nel presentare il nuovo trip letterario dell’improbabile scrittore Gianluca Mercadante. Da una costola dell’inedito e impubblicabile romanzo d’esordio “Il Banco dei Somari”, nasce la sit com letteraria “Mamma Gina”, ospitata nel sito dell’editore NoReply e visibile a questo link: http://www.noreply.it/pag/mammagina.html.

Contattato per l’occasione il noto medium Mauro Risolve, in seduta spiritica ecco arrivare i primi commenti dalla critica:

 

 

“Ho conosciuto Gianluca Mercadante intorno alla fine degli anni Settanta, nel periodo in cui era affetto da Camaleontismo, una singolare patologia scoperta grazie a una serie di studi piuttosto approfonditi su un unico soggetto, mi pare a cavallo degli anni Venti e Quaranta. Il soggetto in questione si chiamava Leonard Zelig – sulla sua vita è stato per altro girato un film nel 1983 da un discutibile cineasta ebreo. Ebbene, nel corso di una cena tibetana alla quale fui costretto a partecipare, il Mercadante, nei panni di un hare-krishna, ammorbava i commensali con deliranti episodi personali, che avevano come unici protagonisti lui e sua madre. Da qui a farne una sit com, e con pretese letterarie per di più, pensavo ce ne corresse. Trovo evidente che l’aver abbandonato la vostra valle di lacrime a tempo debito, possa risparmiarmi dal pronunciare qualsivoglia commento su esperienze simili.”

(Indro Montanelli)

 

 

“Quando c’ero io, queste cose non potevano succedere.”

(Benito Mussolini)

  

 

“Gianluca, sei proprio un figlio di puttana.”

(La nonna, materna)

postato da: Mercadante alle ore 12:02 | link | commenti (3)
categorie: mamma gina
martedì, 30 agosto 2005

ALESSANDRA AMITRANO- MANILA BENEDETTO-ANGELA BUCCELLA-ELISELLE-  DANDYNA

 

10 racconti erotici (e non solo) da scaricare gratuitamente.

http://www.latelanera.com/ebook/

postato da: angelalover alle ore 16:49 | link | commenti
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lunedì, 29 agosto 2005

ATTENZIONE! COMUNICATO IMPORTANTE!

Per far fronte all'indiscriminata offerta di volumi generosamente donati ai lettori dalle principali testate italiane (storia della letteratura, la scienza, la storia, le crociate ecc.), IL BANCO DEI SOMARI regala a tutti i suoi affezionati somarelli il primo volume de "VITA DI MERCADANTE", riccamente corredato di immagini del Nostro da fanciullo, frammenti dei primi scritti (ritrovati in un motel dell'interland milanese) e interviste alle sue prime fidanzate (tra cui la famigerata Sally la Belle, emigrata a New Orleans dopo un pomeriggio di sesso e cartoni animati col nostro in seconda elementare).

Il secondo volume sarà disponibile dalla prossima settimana a dodici euro e 50 nei migliori Sexy Shop.

 

postato da: matteobertone alle ore 11:52 | link | commenti (2)
categorie: matteobertone
giovedì, 25 agosto 2005

"RESISTENZA" ALLA FESTA DELL'UNITA'
 
GIOVEDI' 1 SETTEMBRE - h. 21:00
FESTA DELL'UNITA' - ALESSANDRIA
 
 
Nell'anno in cui ricorre il 60' anniversario della Liberazione,
gli Yo Yo Mundi hanno dato alle stampe  il progetto "Resistenza".
"Resistenza. La banda Tom è altre storie partigiane" è un cd live arricchito da un dvd, registrati
 il 15 gennaio scorso a Casale Monferrato in occasione dell'anniversario del massacro dei partigiani
della banda di Antonio "Tom" Olearo.
Lo spettacolo, dopo la pubblicazione, per Mescal, di Resistenza avvenuta il 22 aprile scorso,
ha avuto una lunga serie di repliche, che ha portato gli Yo Yo Mundi dal nord al sud della penisola.
 
Il 1' di settembre gli Yo Yo Mundi portano lo spettacolo a casa loro,
in un contesto, quale quello della Festa dell'Unità, che si avvicina agli stessi valori per i quali il gruppo di Aqui Terme
continua la "lotta" a colpi di note musicali.
Gli Yo Yo Mundi porteranno sul palco tutti i loro compagni: Giuseppe Cederna e Fabrizio Pagella che daranno voce alle storie partigiane
che accompagnano i brani delllo spettacolo, i Gang, Paolo Bonfanti, Luca Olivieri, Paola Tomalino e Giovanna Vivaldi.
 
Appuntamento:
Giovedì 1 settembre - h. 21:00
Festa dell'Unità - Alessandria
postato da: Mercadante alle ore 11:36 | link | commenti (2)
categorie: resistenza
mercoledì, 24 agosto 2005

Ma dunque, stasera vedo Aprile di Nanni Moretti. Inoltre di Nanni Moretti in passato ho visto Caro diario, Ecce bombo, La stanza del figlio e un pezzo di Palombella rossa. E' poco, lo so, e prometto di vedere altro. Però intanto mi viene da chiedere (facendo salva La stanza del figlio): ma voi non trovate una certa affinità tra questi film e i libri della saga di Learco Ferrari scritti da Paolo Nori? Come ironia disincantata, vagabondare dei personaggi, affastellarsi della trama senza progetto classico, ecc? Cosa dite?

postato da: gabrieledadati alle ore 21:36 | link | commenti (4)
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Ieri sera, dopo molto tempo, ho rivisto il film "Fahrenheit 451", di Francois Truffaut. Lì per lì, stamattina mi sono alzato dal letto con la voglia di scrivere un nuovo "Taqquino", parlando stavolta di certe ansie e riflessioni che questa pellicola del 1966 sa ancora oggi scavarti dentro, risultando all'occhio, nel frattempo, assai più moderna e concettualmente vicina alla nostra contemporaneità, rispetto a tanti altri film nuovi. Poi mi è venuto in mente che l'avevo già fatto. Avevo già scritto qualcosa ispirandomi al film di Truffaut, o forse al romanzo di Bradbury. Non cito nessuna delle due opere, ma il ricordo è questo. Visto e considerato che ho scritto questa cosa nel mio primo romanzo, visto e considerato che il mio editore me lo pubblicherà postumo, visto e considerato che mi auguro di campare a lungo, invece di scrivere un altro "Taqquino" ho allora creduto opportuno di andare a pescare quell'estratto. E poi metterlo qui. Eccolo.

Prendevo tempo. Guardavo il telefono, nei dettagli. La tastiera traforava un quadrato di plastica nera in rilievo e quando li pigi, quei tasti, sotto alle dita senti una pressione particolare, come certi involucri da imballaggio, quelli fatti con una plastica a bollicine gonfie d’aria che ai bambini piace scoppiettare fra le dita. E non solo ai bambini, detta fra noi.

Prendevo altro tempo, lo sguardo rivolto adesso allo specchio sul comò.

Guardandola così, riflessa lì dentro, la mia camera aveva come un muro in più. I titoli dei libri sullo scaffale appoggiato alla parete di fronte si leggevano al rovescio. Immaginavo quantità di pagine aprirsi e scorrere, dal fondo al frontespizio, frasi che iniziano col punto e finiscono con una lettera maiuscola. Se i libri si potessero leggere al contrario, forse li cancelleremmo dalla memoria - e qualcuno ne sarebbe lieto.

L’ordine dei libri sugli scaffali asseconda molto i ricordi. Sui piani più alti avevo disposto infatti le mie primissime letture, le classiche storie per ragazzi, anche se i romanzi di Verne, per esempio, sono intrisi di preveggenza, di lungimiranza. Ma è meglio non gridarlo troppo. L’uomo che nel 1863 si è inventato il motore diesel e il personal computer, va dato in pasto ai ragazzini, punto, e infine lasciato in alto, nelle librerie, perché nella vita si cresce e queste cose non si leggono più, andando avanti negli anni. Anzi, può darsi benissimo che non si legga proprio nient’altro. E intanto qualunque governo si ricicla e prospera al di la degli stessi tubi catodici che riversano candidamente tonnellate di merda al giorno nelle case degli elettori. Nella mente degli elettori. Nella cultura degli elettori. Nel libero arbitrio degli elettori.

Il Grande Fratello non ti gestisce. Il Grande Fratello ti caga addosso.

Si chiama persuasione di massa, non fascismo.

Il fascismo era una dittatura. Il marketing è una scienza.

postato da: Mercadante alle ore 08:34 | link | commenti (5)
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Si comincia così, facendo una prova.

Se poi la cosa va bene si ripete, si aggiungono informazioni. Per un dinosauro telematico della mia specie, postare un messaggio ha il sapore di una scalata al K2, ma per Gianluca lo si fa volentieri.

Insomma, in mancanza di un vero argomento su cui dire la mia, per ora saluto tutta la comunità e ringrazio Gianluca dell'invito.

Con la promessa di risentirci presto.

postato da: Sarasso alle ore 08:14 | link | commenti (1)
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martedì, 23 agosto 2005

TAqqUINO.04

Ore 12 e 30 all’incirca, di qualche giorno fa. Scopro da un mio amico che un altro nostro amico sta per diventare padre. Non incontravo entrambi da un pezzo, anche se sapevo per vie traverse che uno dei due aveva trovato una ragazza con cui uscire, almeno da cinque mesi a questa parte.

Ora: sarebbe stato meraviglioso pensare subito alla cosa più ovvia in questi casi e quindi sentirmi felice per lui, felice per la sua ragazza, per il bambino, o bambina che sia – e tutto il resto. Invece mi sono immediatamente preoccupato. Nemmeno tanto per la fattispecie: parliamo di un arrapato cronico, uno che valuta il desiderio di conoscere una ragazza mentre la vede passeggiare per la città in base a quanto sono profonde le fossette che ha sul sedere. Cosa comprensibile, per altro, ma il punto non è questo. Il punto non è quanti culi guardi e non osi toccare, o quanti ne hai toccati fino a sceglierne uno in particolare. Il punto è: prima di riprodurci, prima di schiaffare in mezzo al mondo una vita che esattamente come noi non ha mai chiesto espressamente di venire qui, beh, pensiamoci un attimo. No?

Mi si dice, sollevate queste perplessità, che non esiste un “momento giusto” per avere un bambino. In ogni caso: a me, è negato. Io, non sono in grado di decidere quando, come e perché vorrei un figlio mio. Stop. La sentenza è decisa.

Mi scapperebbe un vaffanculo. Lo abortisco e provo prima a rifletterci.

Forse è vero. Okay, te la concedo. Al momento sono troppo “figlio” per diventare a un tratto “padre”. Già. Ma penso una cosa. Penso che stare con una persona cinque mesi e non schizzare all’ospedale la sera che ti si è bucato il preservativo – magari perché lei afferma che le arriveranno le sue cose a giorni e poi, succeda quello che succeda, tanto in fondo vi amate – è prendere alla leggera l’arrivo di un figlio. Il che, non mi sembra affatto un’opinione molto adulta.

Sarei felice di indovinare su di un esserino lungo pochi centimetri i lineamenti miei e della mia compagna, vederlo crescere, acquisire un proprio carattere, notare come riesce a esprimersi le prime volte e quanto migliori in fretta, al pari delle tacche sul muro che crescono con lui. Sarei pronto a preoccuparmene, spiegherei senz’altro alle maestre che se a scuola è scalmanato non è perché in casa lo si vizi eccessivamente, ma perché è fatto così, madonna, cosa ci dobbiamo fare? Giustificarlo. Ascoltarlo. Comprenderlo. Punirlo. Scusarmi con lui. Questo vorrei. Mi piacerebbe diventare (“da grande”, certo!...) il genitore che non ho avuto per me.

Invece di promettere a qualcuno che ancora non c’è un impegno simile, bisogna aspettare che arrivi ’sto benedetto “momento giusto”, mi sa, quello che non esiste. Ma poi cos’è che davvero, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, non esiste? Babbo Natale, per esempio, eppure è stato bello crederci. Bello al punto che vorrei crederci anche adesso. Perché non credere a un “momento giusto”, allora? Tante cose in cui ho confidato, e nessuno avrebbe mai scommesso le raggiungessi un giorno, ora fanno parte della mia vita. Prima, erano come Babbo Natale. Non esistevano. Erano una bellissima ipocrisia.

Più o meno come quella che racconto al mio amico. Oddio, bella magari no. Balla, di sicuro!... Lo chiamo subito, appena l’altro se ne va, e fingo di non sapere niente. Mi scuso, anzi, per tutto il tempo che non ci siamo sentiti, dall’ultima volta – e le scuse si fanno poi reciproche. Alibi a parte, que pasa? Ci sono novità? E lui, con un tono nella voce che non gli conoscevo, mi risponde: “Gianluca… divento papà”.

Che dire?

Babbo Natale esiste. Io ci credo, voglio crederci.

E vaffanculo.

postato da: Mercadante alle ore 08:21 | link | commenti (3)
categorie: taqquino04
lunedì, 22 agosto 2005

«Penso che la “società dello spettacolo” in cui vogliono farci vivere sia fatta apposta per non far pensare la gente, e che “la società dell’informazione” sia costruita in modo che la gente si illuda di pensare davvero. Poi, per fortuna, ci sono ancora i libri, che non fanno parte solo della nostra storia, ma sono parte integrante del nostro futuro. (…) Siamo usciti troppo presto dalle caverne e siamo ancora molto lontani dalle stelle. Andare nello spazio, cercare di scoprire parti sempre più grandi dell’universo fa parte del nostro sforzo per diventare immortali. Non ci fermeremo. Noi siamo figli di questo universo, non solo della Terra, di marte o del nostro sistema solare, ma di tutto l’universo. E se siamo interessati a scoprire com’e questo universo è solo perché conosciamo il nostro passato e ci preoccupiamo terribilmente del nostro futuro.»

(Ray Bradbury, da un articolo di Ernesto Assante apparso su “ La Domenica di Repubblica”, 21 Agosto 2005)

 

 

Oggi, lo scrittore Ray Bradbury compie 85 anni. E scrive ancora, ogni giorno, per almeno un paio d’ore.

Happy birthday, Mr. Bradbury. And thanks for all dreams you still give us.

Best regards,

Gianluca Mercadante

postato da: Mercadante alle ore 09:23 | link | commenti (1)
categorie: bradbury