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SOLItudine e catrame a 17 anni
Mi trovo sotto lo scantinato -garage della mia scuola, dove i prof parcheggiano le macchine in box stretti, angusti e bui. La proprietaria dello stabile - una delle persone più ricche di Como - ha deciso di risparmiare anche sull'illuminazione sotterranea. Così qualche prof si porta regolarmente a casa una bella fiancata spappolata, oltre a sfrisi vari regalino non richiesto da parte degli alunni. In questo cesso di scuola. Fa freddo qui sotto. C'è odore ♥di piscio, di sperma fresco e di brase spente in fretta per la paura di esser scoperti. La catena che ho al collo è diventata di un gelido metallico, che mi fa tremare i polsi le vene le arterie il cuore. Le mie mani sono blu cobalto. Avrei come adesso bisogno di qualcosa da bere, ci vorrebbe sempre vicino un bicchiere, o meglio una Beck's tracannata con stile. Ci vuole stile in questo cesso di scuola. Mi accendo una siga per azzannare minuti di noia che mancano per entrare in classe. Non mi sento bene, non fisicamente, ma nell'animo. Io soffro la solitudine. Il suono stridulo della campanella rintrona l'udito. Cerbero Docet. Tutti in classe, ma poi ognuno fa quel cazzo che gli pare. Non c'è ordine, non c'è disciplina, solo parvenza, soltanto ipocrisia. Qui i nostri genitori pagano perché c' educhino?!? E ci promuovano in questo cesso di scuola. Salgo per la scala antincendio all'americana dove già di mattina brasano. Mi aggiungo ad un gruppetto. Ma io a scuola fumo solo siga, sono già fuori di mio. Non ascolto quello che dicono, io sono un gradino sopra, sono Joy il Boss di Campione, buco di culo italiano in terra elvetica.
Sono stato in classe per più di un'ora, più che sufficiente per me che non aspiro altro che a fare il groupier al Casinò, il diploma di liceo classico non mi servirà mai, ma la madre sclera perché prenda quel pezzo di carta, non si sa mai dice. Io so a malapena tradurre una versione di latino, con il greco zoppico. Sono in seconda liceo e non sono mai stato segato, sempre debiti formativi, mai recuperati. Ma funziona così in questa scuola del cazzo.
Tootsie è arrivata alle 9.35 come il solito sclerata fuori misura. Ha solo il potere di alzare la voce con professori e alunni. Hai i capelli rame arricciati, occhiali dalla montatura spessa con lenti katarifrangenti, indossa lo straconsumato taielleur viola, orribile, orecchini di finta madreperla scrostati, acquistati in qualche mercato rionale di Napoli e trucco accurato sfatto. Mi spiego: vorrebbe truccarsi bene, ma è un disastro. Vi ho presentato Tootsie, la Direttrice di questo bluff di scuola. Ve lo ripeto perché vi entri bene nella testa. Mi sono iscritto qui per la mia cronica voglia di far niente. Io ho i miei problemi, come tutti, ma i miei mi ammazzano la vita che ho davanti. Mia madre? Non riesco nemmeno più a farla incazzare con i capelli alla Punk rossi verdi fucsia ritti come spilli. Per lei sono un figlio degenerato. Forse perché leggo Baudelaire Ginsberg?O ascolto MDC o NOFX? Qualsiasi look barbone adotti a lei non fa né caldo né freddo. Lascia fare. Si è arresa anche al fatto che attorno al collo abbia una catena che fa tre giri di boa con lucchetto, non uno, come il mio idolo Sid Vicious, crepato di droga amore solitudine. Sono un caso disperato per lei, che si tira coca e nasconde lo sguardo dilatato sotto occhiali da star Chanel, neri, impenetrabili, anche se non un raggio di sole violenta il cielo grigio come un'autostrada. Lei: cinquant'anni ben portati, alta e bionda, che vorrebbe permettersi pantaloni di lino bianco trasparente con perizoma a vista e io che le dico:" Ma come stai? hai cinquanta anni, non essere ridicola!". Io amo mia madre, a modo mio s'intende. Io ne posso parlare male, ma gli altri no, non la conoscono, non ne hanno il diritto. Lei ha fatto quello che poteva con me: il boss di Campione che non ha paura né di prenderle né di darle, il boss di Campione che si fa spappolare setto nasale e torna casa pesto di lividi dopo una trasferta sotto i portici di Lugano, il Boss di Campione che coltiva con amore pianticelle di cannabis nel suo giardino pensile e la madre che sclera selvatica: "Basta non voglio più sbirri qui dentro!L'hai capito!" E io imperterrito continuo a coltivarle: sono innocenti vegetali che io trasformo in fumo tossico per andare via di testa da questa realtà del cazzo, da questa pseudofamiglia del cazzo, da questa scuola del cazzo. CAZZO CAZZO CAZZO e ancora CAZZO e rabbia repressa, un detonatore che alla fine esploderà e farà in mille pezzettini i vostri crani e le vostre coscienze annichilite di iperadattati. 
La madre è uscita con il ragazzino di turno ed è andata a lavorare. PR per Armani a Lugano, non so se mi spiego. Per lei sesso, Krug e ottima coca, per me fumo, alcol, sbronza etilica e tanta merda da ingollare che ormai ci ho fatto il callo. Mi lavo, mi vesto, look griffato Armani, ne ho una cabina armadio piena, di quei completi, regali di mamy. Ma a scuola non li metto, interpreto la parte dello straccione alternativo, magari qualcuno di quei docenti da museo delle cere si accorge che ho un problema e mi aiuta. Aspetto di uscire a farmi l'aperitivo al Casinò, lì girano gli adulti ed è tra gli adulti che voglio stare, c'è una parte di me che vorrebbe crescere e un'altra che vorrebbe restare infantile. Ci vuole un bicchiere di vino da bere. Chatto un po’ al computer. Il tanto per rincoglionirmi. Controllo la posta. Una sfilza di mail di tipe a cui non risponderò mai. Basta. Accendo Grunding satellitare ultrapiatta last generation e infilo nel lettore dvd trainspotting, il mio film culto. L'avrò visto milioni di volte, ma ogni volta mi prende sempre di più. Volano i titoli di testa, apro il mio frigo-bar personale e mi stappo con l'accendino una Beck's poi un'altra ancora e infine rollo una brasa. Questa è una delle mie giornate tipo: gesti ripetitivi, canne svuotate di significato e sbronza finale di rito. Poi quando la luce si spegne tra le montagne catrame di Campione, mi preparo per il Casinò, rutilante di insegne, una giostra di divertimento, donne che ti attizzano solo con lo sguardo sensuale, donne ripeto, non ragazzine cerebrolese che te lo succhiano e basta. Voglio una ragazza/donna, voglio una vera madre, voglio un padre, forse VOGLIO TROPPO. E allora alcol e fumo solo per me, modelle anoressiche da slinguare e da fottere nelle discoteche trendy e a scuola ragazzine puttane che mi sbavano dietro e mi aiutano a consumare minuti e ore di noia isterica. Non hanno capito queste troiette che io ho bisogno anche di parlare. Che vadano a fanculo tutte quante. Il Casinò mi attende. Un'altra notte oltre le righe e poi a scuola. Se mi sveglierò, altrimenti niente. Cancellare la mente. Mi sento Zero elevato all'ennesima potenza. Ma Io sono Joy il boss.
I've seen it all, I have seen the willow trees
I've seen a land on the first day of peace
I have seen a friend killed by his best friend
And lives that were over before they were spent
I have seen what I was and I know what I'll be
I've seen it all, there is no more to see
You haven't seen elephants, kings or Peru
I'm happy to say I had better to do
What about China? Have you seen the Great Wall?
All walls are great if the roof doesn't fall
And the man you will marry
The home you will share
Oh no I am kidding
I really don't care
You've never been to Niagara Falls
I have seen water, it's water, that's all
The Eiffel Tower, the Empire State
My pulse was as high on my very first date
And your grandson's hands as he plays with your hair
Oh no really, I don't care
I have seen it all, I have seen the dark
I have seen the brightness in one little spark
I have seen what I chose and I've seen what I need
And that is enough, to want more would be greed
I have seen what I was, and I know what I'll be
I've seen it all, there is no more to see
You've seen it all, and all that you've seen
is totally your view on your own little screen
the light and the dark, the big and the small
just keep in mind that you grow more than tall
You've seen what you were, I know what you'll be
I've seen it all, you don't need to see
(Björk – “I’ve seen it all”)
Li chiamano “borderline” quelli come me.
“Lunatico” era troppo semplice.
Non sai chi sei davvero,
non sai cosa vuoi dalla vita e dalle persone che sei certo di amare,
non sai perché cambi umore e idea così spesso,
a parte in politica forse.
I politici sono dei “borderline”,
infatti,
ma al notiziario ci lavorano solo i giornalisti
comunisti.
Gli psicologi vanno ai talk show. E comunque non ne parlano mai.
Un sacco di pensieri abbastanza inutili ti si agitano in testa
- nessuno che rimanga fermo un istante,
nessuno che ti esca dalla bocca una volta per tutte
(e naturalmente ti chiedi come mai se ne accorga a malapena il tuo cane).
È un po’ come cambiarsi d’abito.
Ma se oggi indosso un paio di jeans e domani un completo gessato,
mica mi danno del “borderline”.
Mettere i panni a lavare, stenderli, stirarli,
decidere cosa mettersi
dentro
è da psicanalisi.
Fuori no.
Fuori c’è già tutto, invece.
Basterebbe guardare
meglio.
Ricevo e volentieri pubblico
Lo scopo di questa riflessione é quello di rendere giustizia a una generazione,
quella di noi nati alla fine degli anni '70 (anno più, anno meno), quelli
che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitorivalere oggi 20 o 30
volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo
fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto
gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra
memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto
direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di
politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri
fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che
chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto
tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto
tutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a
saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due- tre-stella, e allo stesso
tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di
divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato
pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura
storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e
le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10
anni.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non
Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la
Maturità e i pionieri del 3+2. Siamo stati etichettati come Generazione X e
abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills
(ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione).
Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie,
abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina
D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che
ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere
entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa
niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo,
come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato
che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton
avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state
le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno
fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO,
fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per
poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un
videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo
Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
Siamo la
generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del
Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud
Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen,
e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con
Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e
mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al
supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto.
Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare."),
delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino,
dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara,
l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He- Man, Lamù, Creamy, Kiss
Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro- Machine, Big Jim e la casa di
Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se
Mila e Shiro alla fine vanno insieme. La generazione che non ricorda
l'Italia Mondiale '82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono
dare a bere che l'Italia di quest'anno è la favorita. L'ultima generazione a
vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina
all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L'ultima generazione degli
spinelli.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi:
viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza
air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe
turista. No avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con
chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né
protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli
spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i
cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in
una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le
rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite
uno era grasso e fine.
Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato.
Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri
sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation,
Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby- surround, cellulari,
computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci
per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane
dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze
si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco
della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo
imparato a crescere con tutto ciò. Abbiamo avuto la fortuna di
crescere come bambini.