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Si chiamano "improvvisazioni letterarie" e sono cose da pazzi. Le organizzano da sempre i tipi di NoReply (http://www.noreply.it), per i quali ho per altro disgraziatamente pubblicato il mio primo romanzo. Ma non divaghiamo. T'invitano in un posto, di solito una biblioteca o nella sala conferenze di una libreria appartenente a catene di grande distribuzione, e tu, di spalle al pubblico, dai vita in diretta a un racconto nato da frasi pronunciate lì per lì dalla gente. Questo, in linea teorica, dovrebbe svelare meccanismi, lo scrittore messo così all'angolo sarebbe - sempre in linea teorica! - costretto a tirare fuori quelli che sono i cosiddetti trucchi del mestiere. Rudimenti, trovate. In effetti, qualcosa esce.
Quello che segue, è uno dei racconti nati in questo strano contesto. Le frasi scritte in corsivo, sono quelle dettate dal pubblico durante la stesura in diretta. Tempo complessivo di lavoro: un quarto d'ora, venti minuti al massimo.
Tempo di lettura: 3 minuti. Se siete lenti.
L’ANGELO
Perché usare un led invece di una lampadina si chiede talvolta Eva quando a tentoni raggiunge la camera da letto di Luca, dove lui l’aspetta sempre. Lei gli fa uno squillo al cellulare, lui apre il portone. Poi, la porta d’ingresso è lì, appena di fianco. Da dietro, le dice “aspetta”. Dal pianerottolo si sente lo scatto della serratura, dei passi. Eva a quel punto sa di poter entrare. E la luce all’interno è appena sufficiente perché si possa richiudere la porta alle spalle. Il resto della casa, un corridoio la casa di Luca, è buio. Ma pazienza. Basta andare dritti.
- Solo uova sode, stasera! – Gli dice Eva, intanto che lo raggiunge in camera.
- Lo so che non fai sul serio, angelo. – Risponde lui dal letto.
È un angelo davvero Eva, anche se Luca la chiama così per scherzarci su. Almeno l’ironia, il male non gliela può togliere. Si chiamano “angeli” quei volontari che portano il cibo ai malati terminali.
- Che cos’hai, invece? –
Eva è ormai nella stanza. Anche qui quel led, verde, accanto al comodino. Come si chiamano? Ah, sì. Luci spia.
- Guarda… - Sta dicendo lei, poi con un colpetto di tosse dichiara e accusa la gaffe - …Senti che profumino delizioso, queste lasagne al pesto… -
- Sono pesto-dipendente… Mi hai letto nel pensiero? –
- Quasi. –
- Quasi o sì? –
- Forse. T’imbocco? –
- Angelo… le mani le ho ancora, gli occhi saranno pure partiti, ma… -
Ma come si può mangiare al buio, vorrebbe chiedergli Eva. Domanda inutile. Gli appoggia il vassoio sul petto e, abituata alla semioscurità, lo aiuta a sollevarsi un po’.
- Vattene. – Le sta dicendo ora Luca. Senza enfasi. Così. Come dire “le lasagne sono fredde”.
Forse Eva ha sbagliato qualcosa. Forse non avrebbe dovuto aiutarlo a tirarsi su per mangiare. Forse fa soltanto parte del gioco.
Eva è di nuovo sul pianerottolo, adesso. Accende la luce sulle scale, più per via di un riflesso condizionato che per effettiva necessità – o per stizza.
Cosa provi, Eva, quando fai di tutto e la gente, già morta con o senza tumori, ti tratta a pesci in faccia? E semplicemente perché è quando si muore che si pensa al fatto di essere vivi.
Cosa provi, eh?
L’abitacolo della Micra è gelido. Come tutte le donne, Eva smanetta sul comando che aziona la ventola del calore al massimo, ancor prima di aver acceso il motore dell’auto.
- Niente. – Si risponde.
(Milano, Biblioteca Niguarda, 07/11/2006)
JOY: in nome del padre ASSENTE
Ho fatto tardi, avrò tirato le tre del mattino. Sono sbronzo, sono stronzo. Infilo la scheda magnetica. Mia madre potrebbe essere in casa, per cui faccio piano. Non voglio che si svegli dal suo sonno ipnotico-materno di stilnox-tavor- valium per sopportare il down. Mi spoglio, faccio una doccia gelata, ma sono tremendamente in coma. In boxer prada mi ficco a letto mentre Campione si sta svegliando - eppure il cielo è ancora di un buio schizoide senza stelle - e mi addormento con il lettore cd alle orecchie accarezzato da urla di gruppi Punk, stonate e metalliche come la mia vita. Il mattino dormo ancora quando la madre entra nella stanza e urla rincoglionito alzati, è tardi, devi essere a scuola! Poi isterica accende la luce, un fascio artificiale aggressivo dritto negli occhi, mi dà uno strattone e cerca di tirarmi fuori dalle coperte. Mi prende a pugni sulla testa. Un po’ sopporto e che cazzo, è mia madre, poi non la reggo più e le scaglio addosso una abat-jour di design Murano Due da non so quanti franchi. Lei pronta, visti i miei sensi ottunditi, la schiva e dice fredda fredda: “Proprio uguale a quella testa di cazzo di tuo padre”, chiude la porta e se ne va, lasciandomi solo, ferito e confuso.
Flash number 1
Proprio come quella testa di cazzo di mio padre già. Di quell’idolo di mio padre che odio. E amo. Ho solo due idoli: il Sid, schiattato prima che io nascessi, mio padre schiattato nella mia immaginazione nel momento stesso in cui se ne è andato. Ero ancora piccolo. Ricordo che era un bel tipo, un duro. Un po’ gli assomiglio, anche fisicamente. Dopo qualche anno che stava con mia madre – lui era molto più giovane - se ne è andato via in cerca di carne coetanea. I suoi occhi si sono posati su una tettona ventenne, stando alla versione di mamy. Una sera ha infilato il trench di pelle nera, ha infilato gli occhiali scuri ed scomparso nella notte. Un duro. È sparito dalla mia vita fino a diventare un’ombra, l’ombra di un ricordo sempre vivo. L’ho odiato. Non mi ha neanche salutato. Io me ne stavo incollato alla tv a guardare uno stupido cartone animato nippo, storie di combattimenti, ragazzi veloci come extraterrestri che vincevano la forza di gravità con dei balzi pazzeschi e incenerivano i nemici con spade di luce. Mi trovavo nel soggiorno di moquette bianca. Rivedo la scena come in un film al rallentatore: ha preso uno zaino, ci ha buttato dentro le sue cose, si è diretto alla porta, si è fermato un istante di tempo infinito sulla soglia, ha dato fuoco ad una siga e mi ha guardato. Mi ha guardato per una frazione di tempo astrale indefinito e puff è sparito. Non una cazzutissima parola. Ma solo il tonfo soffuso della blindata che si chiudeva.
Per anni non l’ho più rivisto.
Poi l’ho incrociato per sbaglio in un cinema di Lugano. Nuova donna e nuova prole. Una bambina, lo chiamava papà. Ho scoperto di avere una sorellina. Non glielo ho mai perdonato. Non di avere fatto un figlio con un’altra, per carità, queste cose capitano tutti i giorni. Non gli ho perdonato di non avermi riconosciuto se non formalmente, dandomi il suo cognome, non gli ho perdonato di avermi cancellato dalla sua memoria con un colpo di spugna, come si tolgono i moscerini e lo smog dai vetri sporchi. Come si fa quando la pioggia macchia i vetri, così romantica e decadente la pioggia. Un colpo di spugna e Joy è scomparso. BASTARDO SCHIFOSO SEI IL MIO IDOLO, TI VOGLIO BENE CAZZO, PERCHE’ CREDI CHE SIA COSI’ PASSATO FUORI, SCLERATO, FULMINATO?
AUTOLESIOSISTA!!!????!!! CERCO DI EMULARTI STRONZO. TUTTA LA RABBIA CHE HO IN CORPO E’ UN DETONATORE PRONTO AD ESPLODERE E FARE IN MILLE PEZZETINI, UN MILIARDO DI PEZZETTINI, LA TUA TESTA DI CAZZO, IL TUO CERVELLO DI MERDA E IL TUO CUORE DI PIETRA! NON SI LASCIA UN FIGLIO, SCLERATO. SI LASCIA UN’AMANTE, UNA MOGLIE, UNA FIDANZATA, UNA TROIA, UNA DONNA, MA UN FIGLIO NO. UN FIGLIO NON SI LASCIA. SI LASCIA UNA CARRIERA, UNO STILE DI VITA, UNA QUALUNQUE COSA, MA UN FIGLIO NON SI LASCIA.
Mi fermo davanti allo specchio. Devo restare algido. Algido. Ma incazzato. Io sono Joy il Boss di Campione. Un gradino sopra la merda di questa vita.
Ricevo e volentieri pubblico
Dal blog di Beppe Grillo:
"Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fà troppo male
pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla
Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica che esiste
"""solo""" in Italia. Una delle tante innovazioni che ci rende
(inconsapevolmente) poveri. Lo hanno preso sul serio e la Commissione
Europea ha contattato l'Authority, bastano 800.000 firme per
toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica. Firmate la petizione,
cogliamo questa opportunità! Facciamone un'arma anche per altre
piccole battaglie. siamo a 620.000 firme, ce l'abbiamo quasi fatta ma
non bastano..."
http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html?